Etna

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Fra tutti i vulcani del mondo, l’ Etna con la sua incessante attività, è quello che produce ed emette la maggior quantità di gas e vapori. Le diverse trasformazioni che, prima di un’ eruzione, subisce il magma mentre si accumula in quello che viene chiamato serbatoio o camera magmatica, producono un enorme quantitativo di gas. Ogni giorno mischiato al vapor d’ acqua delle bocche eruttive delle bocche eruttive vengono emesse 35.000 tonnellate di anidride carbonica, alcune tonnellate di anidride solforosa, composti come l’ acido cloridrico e quello fluoridrico, e una grande varietà di elementi minori fra cui l’ oro.

A svelare questi dati, sono gli ultimi studi sui gas vulcanici sull’ Etna. E’ molto probabile, che proprio in quella parte gassosa delle emissione dei vulcani possano nascondersi molte risposte sui complicati meccanismi erutti. Ecco perchè vulcanologi e geologi recuperano campioni di gas spesso molto velenosi, usando speciali ampolle e cercando di avvicinarsi il più possibile ai punti di emissione, per ridurre al minimo il rischio di contaminazione dei gas stessi con l’ esterno, o la perdita di qualche elemento fra quelli più leggeri e volatili.

Un lavoro rischioso, quindi, ma l’ interesse rivolto ai gas vulcanici è sempre maggiore nell’ ambiente scientifico, conferma anche che proviene dal vulcanologo francese Patric Allard, consulente del progetto Poseidon, un organo della protezione civile, nato dall’ intesa fra il governo nazionale e quello della regione Sicilia, che assicura il monitoraggio sismico della Sicilia orientale e il controllo di tutti i vulcani italiani.

Ultimamente i vulcanologi stanno compiendo indagini sui gas etnei con una sofisticata strumentazione radar che cerca di misurare la velocità con cui i gas fuoriescono dalle dalle bocche eruttive e verifica tutte le caratteristiche e le variazioni rispetto a parametri stabiliti. Le ricerche potranno probabilmente aiutare più do altre lo stato di attività di un vulcano e contribuendo in modo decisivo a prevedere le eruzioni future.

Il comportamento delle falde è lo studio che sta portando avanti un’ altraéquipe di specialisti del Poseidon. I ricercatori, in particolare, prendono in considerazione la variazione di temperatura, il grado di acidità e la conducibilità dell’ acqua in 12 diverse località, diventate delle piccole stazioni di ricerca fisse sull’ Etna I risultati hanno messo in evidenza variazioni significative dei valori normali alcuni mesi prima di un’ eruzione, per esempio come nell’ eruzione del 1992 . E’ la conferma dell’ esistenza di un legame fra fluidi magmatici che iniziano a risalire verso la superficie e la falda acquifera. Lo scopo è ancora una volta sapere in anticipo e col maggior margine di tempo possibile, quando avverranno eruzioni, soprattutto in vulcani che manifestano la propria attività con devastanti eruzioni che causarono migliaia di morti come il Nevado de Ruitz in Colombia che nel 1985 causò la morte di 22.000 perone, il Pelèe in Martinica nel 1902 con 28.000 vittime, nel 1815 il Tambora in Indonesia con 82.000 morti, ma ci sono altri tragici esempi come il Vesuvio che cancello’ Pompei ed Ercolano.

Per conoscere un vulcano e quindi l’ Etna, occorre raccogliere tutta una serie di dati scientifici, geologici, geodinamici, geofisici, fisici e storici. Per l’ Etna la quantità di dati archiviati è notevole e la sua storia geologica è stata completamente ricostruita. L’ Etna ha origine più di 300.000 anni fà sui fondali argillosi del Mar Mediterraneo. L’ area era ed è interessata da una continua risalita di magma che proviene da una profondità di 100 chilometri. I primi 150.000 anni di eruzione avvennero al di sotto del livello del mare. Nei successivi 70.000 anni il vulcano emerse con una caratteristica a forma appiattita detta a forma di scudo, del tutto simile ai vulcani attivi delle isole Hawaiane. Un cambiamento nella composizione chimica dei magmi e diversi meccanismi eruttivi portarono alla forma attuale: uno “strato vulcanico” formatosi per il continuo accumulo di numerosi strati di lava sui fianchi che diventano sempre più ripidi.

Oggi il vulcano ha un’ altezza di 3350 metri e 4 crateri attivi: la Bocca Nuova, la Voragine, il Cratere di Nord-Est, il Cratere di Sud-Est, con un diametro di 200-250 metri ciascuno. La raccolta di dati ha evidenziato e confermato una duplice e preoccupante natura per l’ Etna: vulcano in continua attività ma innocuo, è però in grado si scatenare una enorme forza distruttrice. Infatti l’ attività maggiore è quella che si manifesta con eruzioni caratterizzate da spettacolari colate di lava, in cui il materiale incandescente che ha una temperatura intorno ai 1.000 gradi viene scagliato in aria fino ai 1.000 metri di altezza.

La pericolosità di queste colate legate alla quota in cui hanno origine più sono basse, maggiori saranno le probabilità che la lava raggiunga i centri abitati, distruggendo così case, abitazioni e coltivazioni. L’ 11 marzo del 1669, sui fianchi meridionali del vulcano si aprì una frattura larga 2 metri e lunga 9 Km. da cui iniziò a fuoriuscire lava. Più in basso, a soli 800 metri di altitudine si aprì una seconda frattura dalla cui attività ebbero origine due crateri, i Monti Rossi. La lava fuoriuscì in grande quantità, superò la cerca muraria di Catania e devastò quasi completamente la città coprendo 40 Km quadrati di territorio e alla fine si riversò in mare. Nel 1928 un’ eruzione distrusse il paese di Mascali e quella del 1983 e del 1992 furono storiche perché i vulcanologi intervennero per arginare il flusso lavico che minacciava il paese di Zafferana Etnea e infine ne deviarono il flusso in un canale artificiale facendo largo uso di esplosivi. Fu un successo riportato dai giornali di mezzo mondo e una novità a livello mondiale finora mai più ripetuta.

Il “vulcano buono” quello che non uccide, però può cambiare. L’ Etna ha dato origine in passato a eruzioni violentemente esplosive, che vengono denominate Palèeane, a ricordo di una devastante eruzione del monte Palèe in Martinica. Un evento esplosivo ci fù nel 44 a. C., ma i dati più eclatanti sono quelli di un episodio avvenuto circa 80 anni prima. La data ottenuta con metodi scientifici è confermata dalle antiche cronache romane che raccontano di una violenta eruzione avvenuta nel 122 a. C. Il vulcano tremò per giorni, sbuffi di cenere e lapilli si innalzarono nel cielo, ripetute scosse di terremoto provocarono frane e la popolazione abbandonò la citta’. Fù l’ esplosione più violenta , migliaia di tonnellate di materiale incandescente vennero scagliate nell’ atmosfera a un’ altezza che oggi viene stimata in 26 Km.

Il sole scomparve per giorni dietro una intensa coltre di cenere. L’ antica Catania venne distrutta completamente, i tetti delle case di paglia intrecciata presero fuoco sotto una incessante pioggia di lapilli incandescenti. Per far fronte a una simile devastazione la popolazione venne dispensata per 10 anni al pagamento dei tributi a Roma. Questa eruzione fù talmente violenta da proiettare materiale fino a una distanza di 400 Km. sull’ isola di Malta.

Cosa ci riserva l’ Etna per il futuro? Per riconoscere i segnali che preannunciano una variazione nel suo comportamento il vulcano è tenuto costantemente sotto controllo. La gestione di questo lavoro è affidata a diversi gruppi di ricercatori di vari dipartimenti coordinati dal Sistema Poseidon. Oggi l’ intero sistema di sorveglianza si sta riorganizzando in un unico ente l’ INGV, l’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.