La Storia


... Non è facile sintetizzare la storia di un paese passato in due millenni da una dominazione all’altra, tante volte distrutto ed altrettante volte ricostruito.

La prima difficoltà nasce dalla lunga e complicata elencazione dei nomi che Taormina ebbe nei secoli. Si sa che i Greci la chiamarono Tauromenion (dal monte Tauro che la domina); i Romani, Tauromoenium; i Bizantini Tauromoenia o Tauromoenis; gli Arabi, Tabermin e poi Almoezia; i Normanni, Taurominium; gli Aragonesi, Taurominia. Il nome subì altre variazioni dal secolo XVI: Tauromenia, Tavormina, ed infine Taormina.
Era un antichissimo borgo dei Siculi, al tempo in cui i Calcidesi venuti dall’Eubea fondarono a Naxos la prima colonia greca in Sicilia, nel 735 avanti Cristo. Ma le prime notizie storiche sono del 403 a.C., quando Taormina ospitò i profughi della vicinissima Naxos, distrutta dal tiranno di Siracusa, Dionigi.

Naxos (alleata di Atene contro Siracusa, che stava invece con Sparta) vantava già una civiltà avanzata, dalla quale i siculi di Taormina ebbero indubbi benefici. Ma i mercenari di Dionigi misero ben presto le mani anche su Taormina (392 a.C.), e molti dei profughi di Naxos, che qui avevano trovato rifugio, finirono schiavi, venduti nell’agorà di Siracusa.
Gli storici fissarono nel 358 a.C. l’anno della fondazione di Taormina, ad opera di un greco di Naxos, Andromaco, il quale era riuscito ad estromettere Dionigi. Ma alla morte di Andromaco, il figlio Timeo (che diventerà uno storico famoso) fu costretto all’esilio dal tiranno Agatocle.
La città passò da un tiranno all’altro, tutti greci, l’ultimo dei quali, Tindarione, ebbe un giorno l’idea di stringere alleanza con Pirro, re dell’Epiro, a sua volta alleato dei Tarantini contro Roma.

Pirro, come tutti ricordiamo dai libri di scuola, era quello delle famose vittorie che gli costavano più perdite di una disfatta. Fu così che, mentre lui collezionava una “vittoria” dopo l’altra, la greca Tauromenion, sua alleata, finì sotto il dominio dei nemici Romani (212 a.C.) e divenne Tauromoenium.
Cicerone la ricordò come una delle tre civitates foederatae della Sicilia, insieme con Neetum e Messana. Publio Ovidio Nasone ne esaltò soprattutto il mare, per “le dolci triglie e le tenere murene”
Certo è che Tauromoenium, apprezzamenti gastronomici a parte, ebbe un periodo di grande fulgore, dimostrato peraltro dai monumenti che di quell’epoca restano. Come città federata, mantenne una certa indipendenza; ed anche quando divenne colonia militare romana conservò la lingua greca.

Sul periodo cristiano le notizie sono poche, frammentarie e non sempre attendibili. Si sa che Taormina fu sede vescovile, i suoi prelati parteciparono ai sinodi romani, e papa Gregorio Magno intervenne nel 598 per sanare una questione di eredità tra il vescovo di Taormina e quello calabrese di Locri. Non si sa però con certezza in quale anno la sede vescovile fu istituita. Mancano documenti ufficiali. Il primo vescovo sarebbe stato Pancrazio di Antiochia, che i taorminesi venerano come loro patrono.
La leggenda e la tradizione religiosa vogliono che Pancrazio sia arrivato qui da Antiochia, la cittadina della Turchia che raccolse il primo nucleo dei cristiani, pochi anni dopo la morte di Cristo (che egli avrebbe conosciuto personalmente a Gerusalemme). Nominato vescovo da Pietro (principe degli apostoli e fondatore della Chiesa), Pancrazio avrebbe esercitato a Taormina il magistero vescovile per una quarantina d’anni, abbattendo gli idoli pagani, convertendo al vangelo lo stesso prefetto Bonifacio, inviato da Roma nella colonia, ed avrebbe poi affrontato ilo martirio.Poche notizie, dunque, sul periodo cristiano. Gli storici sono avari di informazioni anche sul periodo successivo alla caduta dell’Impero romano (476 dopo Cristo), quando la Sicilia fu invasa dai Goti e poi conquistata dai Bizantini.

E tuttavia viene ricordata, durante il periodo bizantino, la felice posizione politico-strategica di Taormina, considerata quasi una “capitale” della Sicilia orientale; e la singolare posizione della sua diocesi che, pur restando legata dal punto di vista dogmatico alla Chiesa di Roma (insieme alle altre diocesi siciliane), dipendeva in effetti dal patriarca di Costantinopoli.

Di Taormina si tornò a parlare diffusamente nel secolo IX, quando gli Arabi effettuarono in Sicilia uno sbarco dopo l’altro per conquistarne i punti strategici: Taormina fu l’ultima roccaforte siciliana ad opporsi ai Musulmani, dai quali, dopo una incredibile resistenza durata alcuni decenni, fu espugnata e distrutta nel 902 (il vescovo del tempo, Procopio, subì il supplizio per mano degli invasori). Durò quasi due secoli, la dominazione degli Arabi, e bisogna dire che per Taormina non andò male: esistono monumenti importantissimi di quel periodo. La cittadina fu conquistata poi dai Normanni del conte Ruggero d’Altavilla, che ne fece nel 1079 una “città regia” (ma i Normanni, che riportarono il cattolicesimo in Sicilia, non ridiedero a Taormina l’antica sede vescovile che aveva perduto con l’invasione araba).
Passò quindi agli Svevi (che nel 1191 ospitarono Riccardo d’Inghilterra e Filippo di Francia, entrambi in partenza per la Terra Santa); poi agli Spagnoli d’Aragona.
L’ascesa di Taormina ebbe il gran suggello proprio sotto gli Aragonesi: qui, nel 1410, si tenne la prima riunione del Parlamento di Sicilia, presieduta dalla regina Bianca di Navarra, per l’elezione del successore di Martino I. Ma quel periodo di gloria doveva segnare anche l’inizio della sua decadenza.

In un documento del 1535 si legge che “la città fu venduta il 22 luglio per 16 mila onze ad un tale Antonio Balsamo, messinese, ma fu poi riscattata, grazie al generoso contributo dei suoi benemeriti cittadini, il 12 ottobre dello stesso anno, senza che il Balsamo avesse il tempo di prenderne possesso”.

I Francesi d’Orléans, subentrati agli Aragonesi, non amarono Taormina: gli Angioini (di cui si ricorda la “mala signoria”) le tolsero ogni privilegio; ed i Borboni l’affondarono definitivamente.
Quando Johann Wolfgang Goethe arrivò qui, la mattina del 6 maggio 1787, al posto della florida cittadina celebrata dagli storici trovò un “borgo”. Sul trono del Regno delle Due Sicilie, a Napoli, sedeva Ferdinando IV di Borbone.